Le Pescivendole di Cervia … Tra cielo e mare

04 Set Le Pescivendole di Cervia … Tra cielo e mare

Dal mare alle campagne, la dura vita delle mogli dei pescatori.
Partivano da Cervia e percorrevano anche 30 chilometri fra andare e tornare: Castiglione, Savio, Pisignano, Villa Inferno, la Madonna degli Angeli, Campiano, San Pietro in Vincoli, per raggiungere i casolari più lontani.

Negli anni ’20 un chilo di frittura valeva 6 uova oppure 2 chili di farina bianca. La frittura era solitamente formata da seppioline, zanchetti, qualche gambero, saraghina.
Non era abitudine dei contadini mangiare pesce in graticola e quado lo cuocevano, lo condivano con aglio e rosmarino come se fossero delle braciole di pecora. Qualche volta riuscivano a portarsi a casa qualche gallina. Le poverazze venivano invece vendute dalle donne bellariesi che facevano un altro giro.

Il Garbino (e’ Garben), in Romagna è un vento subdolo e “traditore”, che vicino a riva fa sembrare il mare calmo, ma al largo provoca ondate anche di vari metri, così che marinai inesperti possono trovare difficoltà inaspettate. C’erano una volta le pescivendole (al Piseri) di Cervia. Ci sono sempre state fino da quando gli uomini del mare portavano le loro barche, dalle vele colorate, al vento, calavano le reti e rischiavano la vita. Per sostenere la loro famiglia che restava a terra e aspettava… Andavano in mare la domenica notte e rientravano dopo tre giorni e poi di nuovo fino al sabato. Il porto di Cervia era uno dei riferimenti maggiori, qui si scaricava il pesce migliore, quello per i signori. A due passi dal mare, VENTO VINO PESCE, si gustano AL PORTO RISTORANTE CRUDERIA (nelle prossime pubblicazioni leggerete una recensione\racconto più dettagliata del locale) qui, si è accarezzati e coccolati, tra i tavoli curati e intimisti… Piatti straordinari di altissima qualità, composizioni artistiche di “cruderia minimalista”, scuola di pensiero culinaria, dove una volta ottenuta la qualità della materia prima si debba procedere per sottrazione… Il pesce appare così, in una affascinante vetrina dov’e’ possibile scegliere nel pescato esposto e condividere con la cucina la cottura scelta; “il mio palato ha provato un orgasmo” fantastica citazione del maestro d’arte e di cucina Nicola Salvatore, che mi permetto di rubare.

Qui, AL PORTO, vi assicuro che di orgasmi se ne provano tanti… VENTO VINO PESCE “non una randa in tutto quel turchino / pur voci reca il soffio del Garbino” Giovanni Pascoli.
Tutta la minutaglia, il pesce di minor valore, il pesce azzurro, quello che una volta non trovava mercato sul posto (oggi servito nei migliori locali di ristorazione), veniva consegnato alle donne che, prima con la cariola a piano largo, poi con la bicicletta e le casse sui ripiani davanti e dietro andavano verso l’entroterra, chilometri chilometri per arrivare nelle piazze di paese. Ricordo Maria Bilancioni, conosciuta come Blanzona. Morì sul lavoro, con la sua bicicletta e le sue cassette di pesce. Investita.

Incredibile era l’Emilia (La Mantuvena), non andava in giro in campagna per vendere il pesce, ma vendeva in banchina. Gli ultimi anni della sua vita in occasione della Epifania si travestiva e portava i doni ai bambini all’interno del circolo dei pescatori.
Quando le donne restavano a terra, e aspettavano…‬
Perchè non dedicare a loro una targa, dove elencarle tutte, queste fantastiche donne di mare e di terra… Tutti i loro nomi, e sono tanti, in una targa da mettere all’entrata della chiesa di Sant’Antonio dove le pescivendole si trovavano prima di iniziare il loro giro nelle campagne.
Ricordare quei tempi e quelle fatiche.

Un particolare ringraziamento al magazine “Il Romagnolo”, mensile di storia e tradizioni della provincia romagnola

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